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Lago di Porta

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Area protetta Lago e rupi di Porta

Comune: Montignoso (MS) e Pietrasanta (LU) Lago di Porta, mappa

Rientra nel Sistema Regionale delle Aree Protette (L.R. 49/95) quale Area Naturale Protetta di Interesse Locale (A.N.P.I.L.).
Fa parte di Rete Natura 2000, insieme di aree di interesse naturalistico europeo, quale Zona a Protezione Speciale. Il riconoscimento è dovuto alla presenza nella zona umida del Tarabuso (Botaurus stellaris), airone raro in tutta Europa e protetto da Direttive della Comunità Europea.

Gestione: WWF in collaborazione con Legambiente, i Comuni di Montignoso e Pietrasanta e altri enti

numeri utili:
Comune di Montignoso: Tel. 0585/82711
WWF Massa Carrara: 360 234789
Legambiente Massa Montignoso: Tel. 0585 255496

e-mail: [email protected]


Il Lago di Porta rappresenta la zona umida costiera più settentrionale della Toscana, sopravvissuta alle bonifiche che hanno progressivamente ridotto le paludi caratterizzanti in epoca storica le coste toscane. Stretto tra le Alpi Apuane e la fascia litoranea della Versilia, il Lago è stato per molti secoli un’area strategica per il controllo della costa e delle principali strade di collegamento tra Pietrasanta e Massa.
Il Lago è alimentato da sorgenti che nascono ai piedi delle Rupi di Porta; l’acqua della polla situata nei pressi della Torretta Medicea ha una temperatura costante di 17° C circa.

Ambiente
Estensione 159 ettari. Relitto di lago costiero alla base della fascia pedemontana apuana, con vaste superfici a canneto e boschi planiziari. Comprende un interessante sistema di rupi bordate da macchia mediterranea
L’area umida, mantenuta tale da argini, è in gran parte ricoperta da cannucce di palude (Phragmites australis) e le superfici di acqua libera (i “chiari”) sono di piccole dimensioni.
Attorno al canneto e all’alveo lacustre si sviluppa un bosco di recente formazione del tutto simile agli ambienti umidi della Versilia storica, costituito da specie arboree tipiche delle zone palustri: ontano nero (Alnus glutinosa), diverse specie di salici (Salix sp.pl.) e di pioppi (Populus sp.pl.).
In piccole aree sono ancora presenti prati umidi, caratterizzati dalla presenza dei carici (Carex sp.pl., Cyperus sp.pl.) e dei giunchi (Juncus sp.pl.). In questi ambienti vive una farfalla molto rara e in pericolo d’estinzione, la Lycaena dispar.

Flora 
Canna di palude, Tifa, Ranuncolo acquatico, Ninfea, Ontano nero, Lentisco, Filliree, Mirto, Leccio, Euforbie e le rare specie acquatiche Zannichellia, Soldinella acquatica e Potamogeton berchtoldii

Fauna
Il Lago è una delle più importanti aree, a livello italiano, per la sosta pre-migratoria autunnale della rondine (Hirundo rustica): al tramonto centinaia di migliaia di esemplari si riuniscono sull’area umida per alimentarsi ed utilizzano il canneto per passare la notte.
Ospita numerose specie di uccelli: Falco di palude, Gheppio, Tarabuso, Tarabusino, Cavaliere d’Italia, Airone rosso, Marzaiola, Sparviere, Picchio rosso maggiore, Gruccione, Cannareccione, Forapaglie castagnolo, Rampichino.Straordinare concentrazioni di Rondine e Topino durante la migrazione autunnale.
Mammiferi: Volpe, Toporagno comune, Riccio, Pipistrelli.
Rettili: Tartaruga palustre, Biacco, Biscia dal collare, Ramarro, Vipera.
Anfibi: Tritone crestato e punteggiato, Raganella, Rospo comune.
Pesci: Anguilla, Carpa, Tinca, Luccio, Gambusia.
Insetti: Lycaena dispar, Farfalla inserita nel Libro rosso delle specie minacciate di estinzione in Italia

Progetti e linee di intervento
Nell’area protetta sono in corso progetti ed azioni aventi le seguenti finalità:
– conservazione degli ambienti di interesse naturalistico, attraverso interventi di diversificazione ambientale (sfalcio della cannuccia di palude per creare aree aperte);
– miglioramento della visibilità dell’area protetta (cartellonistica e segnalazione dell’area);
– recupero delle aree degradate.
In prospettiva si prevede la realizzazione di interventi volti alla conservazione di tutti gli ambienti peculiari dell’area protetta (canneto, boschi igrofili, prati umidi).


Il Lago di Porta, come quello di Massaciuccoli, appartiene a quella vasta estensione di aree palustri e zone umide della pianura versiliese, per lo più si tratta di laghi retrodunali che anticamente si disseminarono sul territorio, occupando la Versilia del Nord fino al livornese.
Il bacino risultante si sviluppava per tutto il litorale ed è in esso che si andarono a raccogliere le acque provenienti da alcuni piccoli stagni già in essere e le acque dei fossi di scolo di tutto il tratto pianeggiante, al punto che tutta la pianura dovette essere interessata dalla palude di cui in più parti restano tracce ancora oggi.
Un tempo molto esteso, oggi non rimangono che 159 ettari, quindi più che a un lago siamo di fronte a una palude che si riempie con le piogge invernali, ma si svuota altrettanto velocemente a causa di una rete di fossi e canali fatti nell’Ottocento.

Le prime notizie sul Lago (Santini, Commentari storici) risalgono all’anno 1244, ove in un atto tra i nobili di Corvaia e Montignoso per questioni di confini a proposito di sorgenti d’acqua salubre, chiamate “Acque della Sanità”, che esistevano prima della formazione del lago e che scaturivano calde e fumanti nelle vicinanze dell’antico forte di Porta, viene chiamato “Lacum Salvio”.
Successivamente viene chiamato lago di Porta Beltrame dal nobile Beltrame che sposò la figlia di Bonifazio, signore di Vallecchia, e fece mettere nei pressi del lago una porta di ferro che la notte veniva chiusa, situata sul confine orientale con la Versilia e collocata ai piedi del monte su cui sorge il Castello Aghinolfi.
Di questa “Porta” si ha notizia in un decreto del 15 maggio 1055 e ancora, da testimonianze riportate nei già citati Commentarii di V. Santini, si legge: “luogo dove sono due pilastri grossi” e in altra: “che ha veduto una catena di ferro dall’un pilastro all’altro e riscuotersi la gabella in detto luogo da quei di Montignoso”, mentre la prima citazione riguardante il Lago si ha nel 1329, allorquando l’imperatore Arrigo IV fconcede il lago al nobile lucchese Perotto di Iacopo dello Strego (Barbacciani Fedeli, Saggio storico politico agrario dell’antica e moderna Versilia, Firenze, 1845).
Il lago doveva essere a quel tempo molto più esteso e di maggiore profondità perché le barche potevano arrivare fino a Porta dove vi era anche una vecchia osteria.

L’area del lago fu importante zona militare e di transito, stretta tra le colline e le paludi costiere, divenne un passaggio quasi obbligato per i viandanti che erano costretti a pagare dazi e pedaggi..
In epoca medioevale il luogo era attraversato dalla Via Francigena, che rappresentava il principale percorso di pellegrinaggio religioso verso le città sante della cristianità. Nei suoi pressi sorsero diversi edifici fra cui la Chiesa di Santa Maria di Porta e l’Osteria di Porta già ricordata, che dava ospitalità e ricovero a quanti transitassero nella zona.

Fin dal 1300 il lago viene ricordato per l’ottima qualità e l’abbondanza del pesce e, come si legge nelle vecchie carte, i territori adiacenti erano indicati con nomi specifici a seconda dell’uso, “prata”, destinati al pascolo, “pagliareti” alla raccolta del fieno, falasco, giunchi, e “campi” alla coltivazione di cereali, olivi, viti e alberi da frutto.

Bisogna attendere il 1414 perchè passi al comune di Pietrasanta a livello perpetuo, il comune si assicura così entrate notevoli grazie all’affitto della pesca nel lago. Nel Settecento si stabiliscono le parti di lago appartenenti a Pietrasanta e quelle appartenenti a Montignoso, tuttavia frequenti negli anni sono state le dispute tra le due comunità: spesso i montignosini venivano sorpresi a pescare di frodo nella zona di Pietrasanta, giudicata più pescosa.

 

Notizie tratte da
Comune di Montignoso
WWF Toscana