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La Via dell’Arte 2015 – Mostra personale Vidà -

settembre 03, 2015

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Il Colorista: mostra personale di Vidà Villa Schiff

5 – 13 settembre 2015

„Il 5 settembre 2015 inaugura presso i suggestivi spazi della bellissima Villa Schiff a Montignoso (MS). Il Colorista, mostra personale di Vidà, con la speciale partecipazione di Fabrizio Verniani – Evening Bags, organizzato dalla Pro Loco a cura di Marco Garrisi e Cristina Resciniti patrocinato dal Comune di Montignoso. La mostra nasce con l’obiettivo di presentare al pubblico la produzione di Davide Vinattieri (in arte Vidà) attraverso l’esposizione di una serie di opere che ne raccontino il percorso artistico. Con questa mostra Vidà, desidera coinvolgere diverse realtà operanti sul territorio per sensibilizzare e avvicinare il pubblico alla creatività e all’eccellenza artigianale toscana. I prestigiosi spazi della Villa Schiff  ospiteranno una serie di creazioni essenziali per la formazione di quella cultura che vede arte e artigianato trarre vicendevole ispirazione.“

„Vidà, artista toscano, intuitivo, autodidatta. Il suo percorso è iniziato dalla passione per il legno. A lungo ha prodotto artigianalmente oggetti di arredo ispirati alle vecchie forme della tradizione, che ha cominciato poi ad arricchire con decorazioni varie mettendo su tela le immagini che la sua fantasia gli suggeriva. Dal 2005 a oggi l’artista ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero. L’arte di Vidà si fonda su un’attenta ricerca del colore. Ogni elemento presente in natura è per l’artista fonte di ispirazione e materia prima da cui estrarre sempre colori nuovi, sfumature inesplorate da liberare sulle tele. Oltre 130 sono i colori ricavati da Vidà dai pigmenti presenti in natura. “Tutto è partito dalla ricerca del colore. Da bambino ho sempre cercato di scovare pietre o fiori particolari, mi affascinavano i colori e le forme, capire come potevo fare a ricrearli con la stessa lucentezza. Il seme va bollito, il fiore va essiccato, la pietra schiacciata e la terra macinata. Alcune materie prime le raccolgo durante i viaggi all’estero, ma anche nei ns. boschi ci sono tanti colori che attendono solo di essere scoperti. E’ un’emozione unica veder spuntare una nuova tonalità dopo mesi di ricerca. A lungo ho prodotto artigianalmente oggetti d’arredo ispirati alle vecchie forme della nostra tradizione. Poi ho iniziato ad arricchire il legno con decorazioni varie e ho preso amore per i colori e le forme del disegno, da questa esperienza ho iniziato a mettere su tela le immagini che la mia fantasia mi suggeriva”.

La mostra vuole essere un invito all’arte, un momento dedicato all’incontro e al confronto tra differenti percorsi creativi a cui Vidà si è dedicato nel corso degli anni. Pittura, design e artigianato, aspetti diversi di un comune progetto artistico, si fonderanno tra loro suscitando nel visitatore un’idea di continua sperimentazione. Passione, ricerca e creatività sono gli elementi base che ispirano l’artista toscano, testimone dell’apertura allo studio di nuovi linguaggi espressivi nell’arte. La pittura di Vidà si sviluppa attraverso una personale ed elaborata ricerca incentrata su un attento studio del colore. È proprio il colore l’elemento predominante non solo nelle opere di Vidà, ma in tutto il suo percorso creativo. Partendo da un’antica tecnica pittorica l’artista è riuscito, nel corso degli anni, a ottenere una vastissima gamma di colori realizzati macinando terre colorate, pigmenti e minerali, tutti elementi reperiti in natura. La sviscerata passione per la natura e un’incessante studio e osservazione hanno portato Vidà alla scoperta di una particolare (e segretissima) sostanza organica che, miscelata alla polvere di minerali (come la malachite, l’azzurrite, il cinabro e altri ancora) è in grado di estrapolare il colore così come lo vediamo in natura. Grazie a questa complessa tecnica e all’amore per il paesaggio toscano, l’artista è riuscito a far emergere dai colori una luminosità straordinaria, una luce fino ad ora sconosciuta. Il vernissage sarà caratterizzato da diversi momenti che racconteranno la storia di un’autenticità senza tempo, quella del saper fare toscano protagonista del passato, del presente e del futuro. La proiezione di un dettagliato video, realizzato per l’occasione, aiuterà il pubblico a comprendere la storia e la poetica che sta alla base delle opere e del lavoro di Vidà. Nel corso dell’inaugurazione si terrà un’inedita performance live, con la straordinaria partecipazione della Scuola di Danza Movimento Sport Insieme e da un grandissimo musicista Mattia Aita (violino), che consisterà in un originale connubio tra arte, musica e danza. Il percorso della mostra culminerà all’interno di una sorta distanza-laboratorio che condurrà lo spettatore nel mondo di Vidà: uno spazio in cui verranno esposti tutti i materiali e i colori creati e poi utilizzati dall’artista nelle sue opere. All’interno dello spazio verrà dedicato un esclusivo corner a Fabrizio Verniani – Evening Bags, maestro artigiano in Scandicci che da oltre quarant’anni realizza iconiche borse da sera, in modelli unici, vere e proprie opere d’arte. Per l’occasione Fabrizio Verniani – Evening Bags mostrerà al pubblico una serie di pochette, a edizione limitata, realizzate in collaborazione con l’artista Vidà. Il rinfresco, a base di prodotti rigorosamente toscani con La Bottega di Adò, Fernando del Ristorante “La Nò” Vini di Sodini e Montepepe. La passione per l’arte e l’artigianato saranno alla base di questa mostra-evento in una sorta di percorso emozionale attraverso l’eccellenza toscana tra arte, cultura e manualità.“

Informazioni sullo Spazio Espositivo

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Villa Schiff-Giorgini è una splendida residenza ottocentesca frequentata in passato da personaggi della cultura e della politica. Attuale sede dell’amministrazione comunale e luogo di numerose manifestazioni culturali, la villa, circondata da un parco lussureggiante, è ricca di marmi bianchissimi che ne fanno una delle più belle della zona tra quelle aperte al pubblico. All’ombra delle sue piante secolari si riposarono uomini illustri tra i quali Bettino Ricasoli, Massimo D’Azeglio ed il celebre scrittore inglese William Somerset Maugham, uno dei maggiori esponenti della narrativa inglese di inizio secolo. 

La storia di questa Villa è strettamente legata alla famiglia Giorgini, una delle più illustri di Montignoso, di origine lucchese. Giovanni Sforza, nelle sue “Memorie storiche di Montignoso”, così scrive: ”Negli atti civili del Podestà di Montignoso , trovansi più volte ricordati i Giorgini, e molti dei loro nomi leggonsi pure negli atti del Parlamento. Ma di questo cognome contavansi parecchie famiglie in Montignoso anche nel secolo decimoquinto, nemmen legate tra loro per vincoli di parentela etc. …….. Una di siffatte casate, fu di larghissimo censo, venne ascritta alla cittadinanza lucchese ed ebbe per insegna una torre merlata in campo d’oro con tre monti verdi e due rose rosse”. Le prime notizie attendibili (documentate dallo stesso Sforza e dall’Abate Batolommeo Bertocchi), si riferiscono ad un certo Giorgio Giorgini di Nicolao che ebbe un figlio nel 1713, Nicolao, che morì in giovane età, ed un nipote, Gio Giorgio, nato nel 1739, che ricevette numerosi incarichi pubblici e il grado di capitano; a sua volta Gio Giorgio ebbe molti figli, quasi tutti morti piccoli: fra quelli che sopravvissero è d’obbligo ricordare Nicolao Giorgini che oltre a ricoprire importanti cariche a lui affidategli dalla Repubblica Lucchese, fu anche Prefetto di Massa dal 1807 al 1809. Tutte queste generazioni vissero nella villa, allora di più modeste dimensioni, come si può dedurre dal catasto delle proprieta’ dei Giorgini, redatto dall’agrimensore Giò Bertocchi nell’anno 1745 per conto del Cap. Gio Giorgio Giorgini. Nella planimetria si ha una descrizione delle proprietà Giorgini ed in particolare della Villa che si presenta ancora come una semplice casa di abitazione. Dal disegno si può notare che l’edificio era già di dimensioni apprezzabili ed era costituito da un volume centrale a tre piani coperto a capanna, da un volume laterale a torre e da volumi secondari con funzioni di servizio ( es. metato-essiccatoio).

Tornando alla storia della famiglia, fu il Cap. Gio Giorgio Giorgini che realizzò il primo impianto della villa come si presenta attualmente: queste modifiche furono apportate intorno all’anno 1764, come attesta la data scolpita sulla chiave del portone d’ingresso di Via Fondaccio e come si può dedurre nello scritto dell’Abate Bartolommeo Bertocchi, nei “Ragguagli storici di Montignoso di Lunigiana“, dove riferendosi alle “fabbriche” di particolare interesse fatte di nuovo o rimodernate nel secolo XVIII, dice “quella del Sig. Giorgio Giorgini fu rimodernata ed ampliata con fabbrica nuova”. Non esistono ulteriori documenti che attestino la realizzazione dei lavori e che descrivano gli interventi, se non quelli citati. Il documento successivo recuperato è quello del Vecchio Catasto già del 1837 dove si può osservare la pianta della villa e anche un primo intervento per la costruzione del parco. Poichè non ci sono notizie di modifiche rilevanti alla struttura della villa dopo il 1764, si presume che la pianta del 1837, sia la stessa del 1764. A favore di questa tesi testimonia il fatto che Nicolao, figlio di Giorgio, nato nel 1773, non fa menzione, nella sua biografia, di altri interventi significativi alla villa.

Dal 1874 circa, la villa subì sicuramente delle modifiche, comprovate da un disegno recuperato in un libretto di spese, di cui è difficile una datazione precisa; in questo disegno, che riproduce la piantina del primo piano compaiono, oltre alla distribuzione dei vani, anche i nominativi delle persone alle quali erano destinate alcune stanze. Risultano evidenti i riferimenti 1) ad un certo Colonnello, che sicuramente era figlio di Gaetano, Giorgio (1816 – 1894), unico nella famiglia Giorgini ad aver raggiunto quel grado militare; 2) a Giorgino (1853 – 1899), sicuramente figlio di Gianbattista e nipote del suddetto colonnello. Da questi dati si presume che la datazione della piantina riportata nel documento risalga a quell’arco di tempo compreso fra il 1860 e il 1865. Si nota in questa un ampliamento nel lato sud con l’inserimento di un nuovo vano, certamente presente a livello dei tre piani, determinando così l’aspetto attuale della facciata principale della villa. A testimonianza di ciò depone il rilievo dei muri, il cui spessore, in questa parte è inferiore rispetto alle altre pareti, quindi di costruzione più recente. Nessuna modifica sembra si possa attribuire a Giambattista, figlio di Gaetano, che nato nel 1819, dopo gli studi in giurisprudenza presso l’Università di Pisa, insegnò a Siena e a Pisa. Sposò nel 1846, Vittoria Manzoni, (figlia di Alessandro Manzoni) dalla quale ebbe tre figli, fra cui Matilde nel 1860. Casa Giorgini fu in quegli anni frequentata da molti dei più illustri personaggi del tempo, tra cui il Rosmini. Nel 1893 si ritirò a Montignoso presso la figlia Matilde, dove morì nel 1908.
Fu proprio Matilde che ristabilì la sua residenza a Montignoso dal momento delle sue nozze con Roberto Schiff, tedesco di Francoforte: negli anni precedenti infatti, la villa era stata usata prevalentemente come casa di vacanze e non come abitazione vera e propria. Matilde intervenne sulla villa ristrutturandola e arricchendola con fregi e ornamenti, riordinò inoltre il parco, valorizzandolo e contribuendo in questo modo a dare un aspetto nobile all’edificio. Questi lavori, si collocano nell’arco di tempo che va dal gennaio 1901 al settembre 1902, come si legge in un elenco dei fatti significativi della vita dei Giorgini, recuperato nel loro archivio. A seguito del terremoto del 7 settembre 1920, fu ancora Matilde che effettuò dei lavori di ristrutturazione e piccoli ampliamenti: si sa con certezza che furono incatenati tutti muri principali, sostituiti alcuni solai, demolita parte della terrazza e costruita la serra. L’ampliamento riguarda invece la parte posteriore della villa dove vennero ricavati ambienti di servizio. Questi lavori vennero ultimati nell’anno 1925, come si può dedurre da una lastra di marmo murata all’esterno della serra, su cui è scolpita la data di costruzione. Durante il periodo della seconda guerra mondiale, la villa fu abbandonata quasi del tutto dai Giorgini: infatti il primo figlio di Matilde, Ruggero, morì nel gennaio del 1940, sempre nel 1940 morì la stessa Matilde e il figlio Giorgio, invece, fu costretto a fuggire in Francia a seguito delle persecuzioni fasciste. Dal luglio 44 all’aprile 45, sulla Linea Gotica (Gotica perchè fra il V e VI secolo su quella stessa linea fu arrestata l’invasione dei Goti), si attestarono le truppe tedesche e resistettero per nove mesi all’avanzata alleata. Fu in tale periodo che si stabilì nella villa il Comando tedesco, rendendola oggetto di frequenti bombardamenti e determinandone un ulteriore degrado. Dopo il ritiro delle forze armate la famiglia Giorgini riprese il possesso della villa, dando mano al restauro dell’edificio nell’anno 1959. Oltre una ristrutturazione generale, il tetto fu modificato allo scopo di inserire l’ascensore, realizzando una terrazza atta a consentire l’accesso alla gabina di manovra. Inoltre per ampliare ed illuminare maggiormente il salone del primo piano fu abbattuta una parte, realizzando al suo posto una trave in ferro. Questo ora descritto è l’ultimo intervento prima che la villa passasse ad altra proprietà ed infine al Comune di Montignoso che decise di trasferivi la sua sede.